I VELENI DEI PESCI ALLEATI DELLA RICERCA BIOMEDICA
di alessandro narciso
La Martagana – periodico della Lega Navale Italiana sezione di Pozzuoli
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Nella bellezza delle profondità marine, dove la luce si dissolve in sfumature d’azzurro e regna il silenzio quasi assoluto, la meraviglia convive con l’insidia: scrigno di colori e biodiversità tra coralli e praterie sommerse, il mare nasconde creature tanto affascinanti quanto pericolose, pesci e organismi capaci di rilasciare tossine e veleni in un equilibrio naturale straordinario, dove bellezza e pericolo convivono in uno stupefacente ecosistema.
È quanto, la mostra Veleni d’aMare, si propone di condividere con il pubblico: raccontare la straordinaria bellezza delle creature marine e celebrarne la magnificenza, ricordando come proprio lo studio delle loro tossine e dei loro veleni rappresenti oggi una risorsa preziosa per la ricerca biomedica e per nuove frontiere della medicina.

Quindi non una mostra sul “pericolo”, ma sulla “conoscenza”. Inaugurata lo scorso 9 dicembre in occasione del quarto anniversario del Museo Darwin-Dohrn di Napoli – Un viaggio tra meraviglia e veleno – è il percorso espositivo ideato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn e coordinato scientificamente da Maria Vittoria Modica e Serena Leone. Tra scienza e divulgazione, la mostra – realizzata anche grazie ai fondi PNRR (Spoke 7 del NBFC) – si sviluppa attraverso modelli 3D, reperti storici, contenuti multimediali e installazioni interattive, offrendo al pubblico uno sguardo approfondito e sorprendente sul ruolo dei veleni nel mondo marino.
“Raccontare i veleni” è il concept che guida il percorso espositivo. Un progetto che costruisce un ponte tra ricerca scientifica e meraviglia, ribaltando la percezione comune del veleno spesso associato esclusivamente al pericolo, il veleno viene qui raccontato come una risorsa evolutiva fondamentale: «Abbiamo voluto mostrare come tossine e veleni, rappresentino una risorsa evolutiva fondamentale, – spiega la dottoressa Modica – molti organismi marini hanno sviluppato sistemi di difesa e di attacco estremamente sofisticati, oggi al centro di studi con importanti ricadute anche in ambito biomedico».

«L’obiettivo – le fa eco la dottoressa Leone – è mostrare come la biodiversità marina sia non solo affascinante, ma anche fragile. I veleni ci parlano di equilibrio, di adattamento, ma anche di rischio, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici e inquinamento».
Cambiamenti climatici e inquinamento, dinamiche ecologiche ed evolutive, lunghi processi di ottimizzazione messi in atto dalla natura in milioni di anni: ma quante sono le creature velenose che popolano mari e oceani e quanto sono vicine ai nostri ambienti marini? Una stima precisa non è possibile, ma le classificazioni scientifiche indicano in migliaia le specie marine velenose o tossiche: stimate in oltre mille le specie di pesci velenosi, ai quali si aggiungono lumache a cono, serpenti marini, meduse e molluschi.
La maggior parte di questi organismi vive negli oceani e nei mari tropicali, ma non mancano presenze anche nel Mediterraneo. Specie generalmente non letali, ma comunque significative, che rendono il nostro mare parte integrante di questo complesso e affascinante scenario naturale.
Tra i reperti esposti al Museo Darwin-Dohrn trovano spazio alcune delle specie più temute al mondo, provenienti soprattutto dalle latitudini tropicali. È il caso del Polpo dagli Anelli Blu (Hapalochlaena lunulata), piccolo cefalopode delle barriere coralline dell’Indo-Pacifico, noto per la potentissima tetrodotossina che secerne: una neurotossina potenzialmente letale anche per l’uomo e per la quale non esiste ancora un antidoto. Accanto a lui, il Pesce Pietra (Synanceia spp.), considerato il pesce più velenoso conosciuto, le cui spine dorsali rilasciano un veleno capace di provocare dolori intensissimi, difficoltà respiratorie e, in rari casi, esiti fatali.
Lo sguardo si allarga poi al mondo dei Cnidari, con specie come la Cubomedusa australiana (Chironex fleckeri), tra le meduse più velenose in assoluto e le minuscole meduse Irukandji (Malo spp.), responsabili di una sindrome dai sintomi molto gravi.

Ma il racconto si avvicina presto ai nostri mari. Anche il Mediterraneo, infatti, ospita numerose specie velenose o potenzialmente pericolose, ben note a pescatori e bagnanti. Nei fondali sabbiosi è facile imbattersi nella Tracina, o Pesce Ragno (Trachinus araneus), dotata di spine dorsali collegate a ghiandole velenifere: il contatto accidentale provoca dolori acuti e persistenti che possono irradiarsi rapidamente a tutto il corpo.
Sempre nel Mediterraneo vive lo Scorfano Bianco (Uranoscopus scaber), noto anche come Uranoscopio, Lucerna o Pesce Prete, maestro del mimetismo sui fondali e armato di spine velenose. Ancora più comune è lo Scorfano Rosso (Scorpaena scrofa), presente tra gli scogli anche a basse profondità, le cui punture risultano particolarmente dolorose. A incutere timore è anche il Trigone o Pastinaca (Dasyatis pastinaca), razza di grandi dimensioni dotata di un aculeo caudale seghettato e velenifero, in grado di infliggere ferite molto gravi.
Non mancano, inoltre, i pesci tossici per ingestione, come Murene, Gronghi e Anguille, caratterizzati dalla presenza di emoittiotossine nel loro sangue: sostanze che vengono però completamente neutralizzate dalla cottura.
Anche le meduse sono una presenza familiare nei nostri mari. Pur non raggiungendo la pericolosità delle specie tropicali, alcune possono provocare reazioni importanti: tra le più comuni la Pelagia noctiluca, nota come Medusa Viola, la Rhizostoma pulmo o Polmone di mare, e la Chrysaora hysoscella, la cosiddetta Medusa Bussola, considerata di pericolosità medio-alta.

Negli ultimi anni, infine, il bacino mediterraneo è diventato teatro dell’arrivo di numerose specie aliene, favorite dal riscaldamento delle acque e dall’intenso traffico marittimo. Tra queste spiccano il Pesce Leone (Pterois volitans e Pterois miles), armato di lunghe spine velenose estremamente dolorose e il Pesce Palla maculato (Lagocephalus sceleratus), le cui carni contengono tetrodotossina non eliminabile con la cottura e potenzialmente mortale. Presenti anche diverse specie di Pesce Coniglio (Siganus spp.), dalle carni potenzialmente tossiche.
Tra le meduse aliene, la più temuta è senza dubbio la Caravella Portoghese (Physalia physalis): un organismo solo in apparenza, in realtà è una vera e propria colonia di zooidi dotata di lunghissimi tentacoli urticanti, capaci di provocare punture estremamente dolorose e pericolose anche per l’uomo.
Questo sapere scientifico, queste osservazioni degli abissi sembrano voler mostrare un universo spaventoso, fatto di pericoli e minacce nascoste nei fondali del mare, – ma come spiega Modica – «è osservando la natura, studiandola con attenzione nei suoi processi che noi umani riusciamo a comprendere ed affrontare le sfide future e con lo studio dei veleni e delle tossine si arriva a nuovi antidoti e terapie innovative».
E proprio il Dohrn è ente leader nel progetto European Venom Network, che coinvolge nella ricerca biologi, zoologi, farmacologi e biotecnologi di ventotto paesi europei ed è attivo inoltre con il progetto Biodiversity2Drugs, nello studio dei veleni e molecole in grado di contrastare le patologie di cui l’umanità soffre e i legami esistenti con specifici recettori delle cellule umane.
